Monasteri incastonati nella roccia, altipiani sconfinati, laghi blu chiusi fra picchi innevati: il Ladakh è il Piccolo Tibet dell’Himalaya indiano.
Un posto fuori dal tempo, con la cultura buddista e ritmi lontani dai nostri. In sedici giorni ne visitiamo i luoghi più iconici e lo attraversiamo a piedi, con sei giorni di trekking lungo la Markha Valley. Si passa in auto il Khardung La per scendere fra le dune di Nubra, si arriva al lago Pangong sul confine tibetano, poi si cammina di villaggio in villaggio, con le notti nelle homestay, fino al Kongmaru La.
“Non si tratta della destinazione, ma del viaggio stesso”
Partenza dall’Italia. Arrivo a Delhi in tarda serata, intorno alle 23:30, e trasferimento in hotel vicino all’aeroporto.
Volo mattutino per Leh. In poco più di un’ora si passa dalla pianura indiana ai 3500 m dell’altopiano: il resto della giornata serve solo a lasciare che il corpo si abitui. Passeggiata senza fretta in città, il mercato principale, il Leh Palace, lo Shanti Stupa e il monastero di Namgyal Tsemo, tutti raggiungibili a piedi.
Giornata lungo l’Indo verso Hemis, il monastero più ricco del Ladakh, nascosto in una gola laterale. Lungo la strada Shey, l’antica capitale, Thiksey con la sua sagoma che ricorda il Potala, e Stakna sopra un’ansa del fiume. Rientro a Leh.
Giornata più lunga verso ovest: Basgo con le sue rovine di fango, Likir, Alchi con gli affreschi di scuola kashmira dell’undicesimo secolo, e infine Lamayuru, sospeso su un paesaggio lunare di calanchi. Rientro a Leh.
Si lascia Leh e si sale al Khardung La, 5602 m, uno dei valichi carrozzabili più alti del mondo. Discesa nella valle di Nubra, visita del monastero di Diskit e arrivo a Hunder, dove il deserto d’alta quota diventa vero deserto di dune. Chi vuole può fare un giro sui cammelli battriani a due gobbe. Sabbia a 3100 m con i ghiacciai del Karakorum dietro: è il contrasto che resta più impresso di tutto il viaggio.
Da Hunder verso Sumur, con il monastero di Samstanling dove vivono oltre cinquanta monaci. Poi la lunga traversata verso il Pangong, fra montagne e altopiani spogli. Arrivo al lago e visita del villaggio di Spangmik, dove poche famiglie allevano capre pashmina e coltivano orzo nella breve estate. L’acqua cambia colore nell’arco della giornata, dal turchese al blu profondo. Il cielo qui è una delle cose che restano più a lungo.
Rientro a Leh attraversando il Chang La, 5360 m.
Giornata libera. È il momento giusto per riposare prima del trekking, comprare quello che manca nel bazar, o farsi un ultimo giro in città.
Trasferimento a Zingchen con visita al monastero di Spituk lungo la strada. Il sentiero entra in una gola stretta e la risale fino alla valle che porta a Yurutse, un villaggio di poche case. Sulle pareti sopra il sentiero si vedono spesso i blue sheep.
Giornata lunga. Si sale al Ganda La, 4961 m, con vista sulle catene dello Zanskar e dello Stok, e lungo la salita capita di incrociare marmotte, lepri himalayane e aquile. Dal passo si scende a lungo fino a Skiu, nella Markha Valley.
Si cammina seguendo il fiume, passando da un villaggio all’altro. All’arrivo a Markha ci sono un forte in rovina e un monastero da visitare.
Tappa più breve verso Hankar. Lungo il percorso si sale al monastero di Techa, arroccato in cima a una parete.
Si sale verso Nimaling, l’alpeggio dove d’estate i villaggi portano gli animali al pascolo. Il paesaggio si apre e il Kang Yatse domina la piana. È la notte più alta del viaggio, e al mattino la parete prende luce prima di tutto il resto.
La giornata più alta del viaggio. Si sale al Kongmaru La, 5260 m, con vista sul Kang Yatse e sulle cime del Karakorum. Poi una lunga discesa nella gola dello Shang, con diversi guadi, fino a Shang Sumdo. Da lì si torna a Leh in auto.
Trasferimento in aeroporto e volo per Delhi.
Volo di rientro e arrivo in Italia.
Voli intercontinentali:
N.B. L'itinerario potrebbe subire delle variazioni rimanendo invariato nel contenuto